Al di fuori dei patrii luoghi del Rio della Plata, il tango argentino nella sua forma originale si è espresso, oltre che nelle esibizioni teatrali, nelle sale chiamate “milonghe” (inesistenti in Italia prima degli anni ’90 del novecento). Nel mondo europeo e anglosassone, non è però a lungo risultato presente, nella sua forma originaria, nei luoghi classici del ballo di coppia più o meno popolari/privati: le “sale/feste da ballo” e, in Italia, le “balere” e le sale “liscio”. Luoghi da sempre territorio, per quanto riguarda i balli di coppia, dei “balli standard” (“international ballroom”) e, successivamente, di alcuni balli caraibici e sudamericani “standardizzati”.

Dopo il successo degli spettacoli delle prime compagnie Argentine a Parigi agli inizi del ‘900, il mondo dei balli standard non poteva più ignorare questo nuovo ballo che interpretava un modo nuovo, meno simmetrico e più complesso di intendere la coppia. Tale mondo, fortemente codificato attraverso specialistiche riviste prevalentemente anglosassoni, con la pretesa di dettare regole precise e internazionali tali da potere essere applicate da qualsiasi ballerino non professionista nelle sale di tutto il mondo, non poteva ignorare il tango ma nemmeno poteva accettarne la forma libera e l’intima sensualità.

Analogamente a come era già avvenuto per il valzer, dove il veloce, aderente, inizialmente (nel ‘700) considerato indecente, stile viennese (il vorticoso un, due, tre) aveva dato origine al lento, quasi distaccato, stile inglese (diciotto passi), lo stesso accadde anche per il tango. Nacque quindi il “Tango standard” o, più correttamente, il “Tango British”, quasi una caricatura di quello originale. Possessivo, conflittuale, a volte aggressivo, caratterizzato da movimenti rigidi, scattosi, casquet, rose tra le labbra etc… Arrangiamenti musicali fortemente scanditi se non, addirittura, militari. Canzoni spesso declinate in estremi di possesso e gelosia (fino ad includerne le parodie).

Per tutto il ‘900, il tango british, ballato nelle più o meno popolari sale/feste da ballo e nelle gare di internazionali di ballo standard, si sostituirà, nel mondo anglosassone/europeo, con il semplice nome “tango”, al posto di quello originario e meno conosciuto. Quello originario, invece, a lungo agnostico a gare e regole, fuor di patria si è mostrato prevalentemente attraverso spettacoli teatrali e, specialmente di recente, alcuni film. Per questo motivo, il ballo originario dovrà essere chiamato “tango argentino” per distinguerlo dall’altro.

Nel 1914 fu un tango british quello mostrato, dai maestri di ballo di corte italiani (i maestri Pichetti), a Pio X per ottenere la revoca della sanzione ecclesiastica. Nella sua poesia “Tango e Furlana”, Trilussa ironizzerà sull’esibizione ufficiale fatta al Papa.

Ancora oggi, la distinzione tra i due generi di ballo tango, quello internazionale e standard (british) e quello originario (argentino), viene ignorata e confusa dai più.