Se nella danza classica la spiritualità si esprime attraverso l’elevazione, nel tango si preferisce essere terrestri. Il milonguero adora il suo pavimento.
Nel “caminar”, e ancor più nella maniera in cui “pisa”, egli testimonia la sua fede tellurica. Nel tango salón sono dunque i piedi ad espletare le funzioni spirituali.
Il gran sacerdote di questa religione plutonica era Miguel Balmaceda, ma la musica su cui officiava era quella di Carlos Di Sarli.
Addentriamoci allora nel mistero glorioso del Signore del Tango, nelle sue liturgie ballabili fatte di brevi burrasche di violini e bandoneón, risucchi di madreperla e rintocchi d’ebano e avorio. E cominciamo a smontare e a rimontare sotto le vostre orecchie il marchingegno ritmico del suo carillon fantasmagorico.
Iniziamo intanto a sentire il suono dell’orchestra di Carlos Di Sarli, la più immediatamente riconoscibile tra quelle che mettono in milonga. Ci sono orchestre che ci vuole un po’ di tempo per identificarle; non quella di Di Sarli, diversa da tutte le altre.
Sentiamo ad esempio questo “Una fija”, vecchio tango che non c’entra nulla con il carro di buoi. Una “fija” è una dritta, un buon consiglio, una giocata sicura. In un racconto di Borges si cita il tango “El papa es una fija”, peraltro inesistente. Ma sentiamo il Di Sarli sound:
www.youtube.com/watch?v=D5ZwxMIKTjk
Pura espressione! Di Sarli era l’orchestra preferita di Troilo e di Pugliese proprio per questa sua costante e intensa ricerca dell’espressività.
Pochi elementi, ritmica regolare, melodie cantate e ritmate, alternanza di pieni e vuoti, dinamiche esasperate, nessuno spazio ai solisti, al virtuosismo da fiera, all’esibizione personale.
Arrangiamenti non scritti, ridotti all’osso ma arricchiti da un’infinità di sottigliezze interpretative.
Un’orchestra perciò impossibile da riprodurre nell’attualità perché implica una coesione, una conoscenza appresa sul campo, nel fuoco vivo della musica, in centinaia di notti nei cabaret.
Un’orchestra che però contiene un vastissimo repertorio di quelle che alla Berklee School chiamerebbero “skills”, le risorse espressive del tango. Per questo motivo è la prima orchestra che viene studiata alla Escuela Balcarce di Buenos Aires dove convergono ogni anno centinaia di musicisti da tutto il mondo per studiare gli stili musicali delle orchestre di tango.
Torniamo al nostro protagonista. Carlos, il cui vero nome è Cayetano, nasce nel 1903 a Bahia Blanca da genitori italiani. Il padre era emigrato con quattro figli da Napoli dopo la morte di sua moglie. In Uruguay sposa un’italiana, altri due figli.
Perseguitato politicamente per la sua adesione al partido colorado, arriva in Argentina. Qui apre un’armeria (in cui vedremo l’intervento del destino tra poco) e mette al mondo altri due marmocchi, il penultimo dei quali è Cayetano/Carlos.
Studia il pianoforte e intraprende precocemente la carriera di musicista suonando con gruppi e orchestre locali. A diciotto anni tenta il salto a Buenos Aires, unica città che conta nel tango. Tra i vari lavoretti, è pianista di una delle cinque orchestre di Osvaldo Fresedo. A Fresedo dedicherà uno dei suoi tanghi più celebri e significativi: “Milonguero Viejo”. Sentiamolo subito in due delle cinque incisioni, la prima e l’ultima.
1940: www.youtube.com/watch?v=Ka-4G7lwneM
1955: www.youtube.com/watch?v=b8dgt207XCg
Avete notato che la seconda è più lenta? Questa è una tendenza di tutto il tango. Le orchestre rallentano man mano che lo stile si evolve e si intensifica. Questo dispiegarsi, allargarsi nel tempo, è di molta implicazione per la danza, almeno finché c’era quella sorta di reciproco mandato sociale tra musicisti e ballerini, un rapporto di reciproca combustione in cui alle innovazioni della musica corrispondevano le innovazioni della danza e anche viceversa, come si evince ad esempio nelle dichiarazioni di Pugliese sulla nascita della sua triade miracolosa “Negracha”, “Malandraca” e “La Yumba”.
Nel 1928 Di Sarli è a capo di un suo Sexteto in cui già sono presenti i capisaldi della sua concezione musicale. La velocità è maggiore, il ritmo più chiaramente scandito, come usava allora. Sentiamo ad esempio “Añorandote”:
www.youtube.com/watch?v=5heoEgGjqpA
O “Catamarca” del grande Arolas:
www.youtube.com/watch?v=1bsPQxDiIy4
Questa incisione è del 1940 quando Di Sarli ha già la sua orchestra. Ma sentite la maturità espressiva, la ricchezza ritmica piena di sincopi e controtempi. Sentite il lavoro architettonico, strutturale e finemente espressivo del suo pianoforte. Uno stile già perfettamente delineato e consapevole.

Nello stesso 1940 l’Orchestra di Di Sarli viene eletta “orchestra dell’anno”. I suoi pregi vengono cioè riconosciuti nonostante l’aspetto poco rassicurante del direttore, e, successivamente, l’infamante campagna di denigrazione che lo colpisce.
L’aspetto poco rassicurante è dovuto agli occhiali neri che porta dopo un incidente nell’armeria di suo padre. Un impiegato sta pulendo un revolver, parte accidentalmente un colpo che centra Carlos alla testa, portandogli via l’occhio destro. Gli occhiali neri gli costano ingaggi e lavoro.
Più tardi i suoi nemici politici (Carlos era anti-peronista), i suoi concorrenti o i semplicemente invidiosi, cominciano ad additarlo come iettatore, un portatore di sfortuna. E in un ambiente superstizioso, scaramantico e diciamo pure primitivo e ignorante, ciò equivale a un ostracismo, a una messa al bando. Io stesso non oserei parlarne se, da uomo razionale del XXI secolo, non fossi protetto dalla mia zampa di coniglio.
Tornando alla musica, come sapete il tango è una delle poche musiche “da ballo”, e l’unica di tale complessità ritmica, senza batteria né percussione. Ciò comporta che tutti gli strumenti, dai violini ai bandoneón al pianoforte al contrabbasso, sono chiamati a contribuire alla scansione del ritmo.
L’orchestra di Di Sarli eccelle nella varietà, nell’efficacia, nella raffinatezza, della pulsazione. Una scansione perfettamente regolare dal punto di vista del metronomo, ma allo stesso tempo con quella sensazione di arrastre (trascinamento), di estenuazione, di nonchalance, come al termine di una ripida salita, che è ideale al “pensar danzando”, all’arte del camminare, appunto, passando da uno squilibrio all’altro con competenza e disinvoltura.
L’orchestra di Di Sarli è la più milonguera di tutte, la più ricca di spunti, la più ricca in ispirazione peripatetica. Sentiamo due capolavori come “Bahía Blanca” e “A la gran muñeca”, di cui Carlos è autore.
www.youtube.com/watch?v=dqFWz9_uqe0(dedicato alla sua città natale)
www.youtube.com/watch?v=9Hkv2RGAwVk
In entrambi i pezzi è evidente questa sensazione di “stanchezza”. Numerosi sono anche gli “stop time” (come si usa dire nel jazz), ossia di momenti in cui la pulsazione sparisce come un torrente di montagna che si inabissa per poi riapparire più avanti, sgorgando da una pietraia, senza aver perduto il tempo,
come guidato da un metronomo invisibile, di precisione svizzera.
Un’altra risorsa musicale in cui Di Sarli eccelle è l’alternanza tra pronuncia ritmica e pronuncia cantabile nell’esporre la melodia. Sentiamo ad esempio “Tormenta”, una stupenda melodia di Enrique Discepolo in cui il protagonista parla con Dio, nientemeno, dandogli per giunta del tu. All’inizio la melodia viene esposta prima in modo cantabile, poi ritmico, poi cantabile, poi ritmico.
www.youtube.com/watch?v=yNzu7Tzc86c
Ululando tra i fulmini, sperduto
nella tormenta di una notte interminabile,
cerco il tuo nome, Dio!
Non voglio che la tua folgore mi accechi d’orrore,
ma ho bisogno di luce per continuare.
Quello che ho imparato da te
non serve per vivere.
Sento che la mia fede traballa
che la gente cattiva vive meglio di me, Dio!
Se la vita è un inferno e se l’uomo perbene
vive tra le lacrime, qual è il bene…
per che cosa lottare in nome tuo,
da pulito, puro, perché?
Se oggi è l’infamia a indicare la strada
e l’amore ammazza in nome tuo,
Dio! chi hai voluto amare…
Seguirti vuol dire dare vantaggi agli altri
e amarti vuol dire soccombere al male.
Non voglio abbandonarti, io,
provami una sola volta che chi tradisce
non vive impunemente.
Dio! Per amarti mostrami un solo fiore
che sia nato dallo sforzo di seguirti.
Dio! Per non odiare il mondo che mi disprezza
perché non voglio rubare.
E allora mi inginocchierò sulla ghiaia insanguinata
e morirò felice insieme a te, Signore!
Sentite all’inizio di questo “Organito della tarde” il ritmo caratteristico della habanera (quella di Toreador dalla Carmen di Bizet, per intenderci) accennato dagli archi e dai mantici sotto il carillon dell’organetto stradale: un’evocazione delle origini del tango che dal centro arrivava in periferia attraverso questi organetti semoventi.
www.youtube.com/watch?v=KjVHf6Y2864
Anche in questo tango è evidente il lavoro di cucitore del pianoforte di Di Sarli, vero e proprio aedo che tiene insieme i diversi canti dell’orchestra.
Come pianista Carlos Di Sarli è uno dei più grandi, rispettati e ammirati dai colleghi. Pugliese e Salgán lo giudicavano il migliore dal punto di vista tanguero. Sentite questo breve solo al minuto 0:43 de “La Cachila”, se non sembra di sentire Horacio Salgán…
www.youtube.com/watch?v=PkbZOlNkQgM
Un’altra caratteristica dello stile pianistico di Di Sarli sono le cosiddette “campanelle”, ossia delle articolazioni quasi sempre nelle noe acute – da qui la definizione di campanelle – ma a volte anche nelle note gravi. Sembrano solo dei riempitivi, ma in realtà hanno una funzione musicale importante, strutturale ed estetica.
Indio manso, campanelle acute:
www.youtube.com/watch?v=l4wCvY_Bg60
Champagne tango, campanelle gravi come campanoni:
www.youtube.com/watch?v=x0MYP2MtWro
El Jagüel, campanoni:
www.youtube.com/watch?v=Ls2fLy8nxI0
Viviani, campane di tutti i tipi:
www.youtube.com/watch?v=itn5v3FZQjk
Mentre i bandoneón hanno una prevalente funzione d’insieme, ai violini è spesso concesso qualche breve sprazzo solistico. Il violinista che più rappresenta l’orchestra è Roberto Guisado, fedele compagno di strada di molti anni. Ma l’orchestra ha ospitato anche fuoriclasse come Elvino Vardaro e Szymsia Bajour. Da notare anche che la sezione archi non prevede mai una viola o un violoncello, ma solo violini. E’ questa un’altra caratteristica stilistica dell’orchestra. Uno dei soli più celebri di Roberto Guisado è quello al minuto di 1:45 di “Tinta verde”:
www.youtube.com/watch?v=EJ8TShJ_UiE
E naturalmente quello al minuto 2:10 di “A la Gran muñeca”:
www.youtube.com/watch?v=nkaDq28iIHQ
In tutta la discografia di Di Sarli – quasi 400 incisioni – c’è una sola variazione, quella su “El Choclo”. La variazione è quella sezione del pezzo, solitamente verso la fine, in cui i bandoneón riprendono il motivo principale del pezzo e ci ricamano su, infittendo le note e dando una sferzata di energia, una sorta di galvanizzazione della melodia. Di Sarli non ha mai messo una variazione nei suoi arrangiamenti. Questa de “El Choclo”, scritta dal grande Freddy Scorticatti, sembra quasi voler dire: se solo volessimo, vi faremmo sentire noi di che cosa siamo capaci. Sentite le quintine (minuto 2:14), un capolavoro di virtuosismo e noncuranza:
www.youtube.com/watch?v=W3Uo5Z-6ZyE
La vita di Carlos Di Sarli – chiamato “El señor del tango” dagli estimatori, o “El Tuerto”, lo Sguercio, dai detrattori – è stata baciata in fronte dalla sfortuna e dal tradimento. I suoi stessi musicisti per ben tre volte lo estromettono dalla sua stessa orchestra e si presentano con il nome di Los Señores del Tango. Arrivano anche a incidere un album senza di lui, con il suo repertorio, i suoi arrangiamenti, con lui in copertina, intitolandolo “Reminescencias”!
Per mantenere i suoi costosi musicisti in tempo di crisi, Di Sarli si dà all’attività immobiliare. Le malelingue implacabilmente sostengono che in realtà traffichi nella prostituzione. Voci che ancora corrono oggi a sessant’anni dalla sua morte.
Muore infatti nel 1960, a soli cinquantasette anni, nella sua villa di Olivos, non distante dalla tenuta presidenziale, in quello che considera il suo Nido Gaucho:
www.youtube.com/watch?v=kHKtaVDSF_c
Fa luce come il colore della speranza
la campagna quando mette le piume
Il vento fa vibrare le erbe e i fiori
Io ho qui la mia casa
sulla collina dove cantano gli usignoli.
Ci sono margherite e rose
che fioriscono per te.
Questo sarà il nostro nido gaucho
di tutti e due.
Le Illusioni fioriranno
i cuori diventeranno uno solo.
Dimmi di sì
e la notte della pampa si aprirà
e la luna metterà con i suoi raggi
una luce d’amore nei tuoi occhi
Non dirmi di no
che il dolore seccherà le mie rose
e anche l’usignolo morirà d’amore.
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