In un mondo pieno di maestri, pieno di gente che sa tutto, che insegna la tecnica, i nomi dei passi, la figura, io ho scelto di fare l’artigiano del tango.

Il ballo è un oggetto che costruisci ogni sera, tra le tue braccia e quelle di un altro, con quello che avete; col cuore che ci mettete. Non dura. Ed è questa la sua bellezza.

Il giorno dopo lo rifai, e viene diverso. Il tango è come una sedia che ogni sera smonti e rimonti, e non cigola mai allo stesso modo.

Io non voglio essere chiamato maestro perché il maestro ti mette sotto di sé.

Il mastro come un artigiano, come un falegname, ti mette al suo fianco, al banco da lavoro passandoti i “segreti” del mestiere.

I miei non sono allievi ma apprendisti del tango argentino.

Il mio obiettivo è che ognuno esca dalle mie lezioni ed abbia gli strumenti necessari per “assemblare” un tango, un vals, una milonga senza nessun timore poiché gli ho fornito gli “arnesi” necessari per farlo.

Ogni artigiano, ogni mastro che si rispetti ambisce ad avere apprendisti che lo superino.

Così come ogni maestro che si rispetti dovrebbe ambire ad avere allievi che lo superino, non limitandosi a creare delle brutte copie di se stesso.


Autore Michele Mollica. I diritti dei contenuti pubblicati appartengono agli autori.