Il 30 settembre del 2009 il tango viene iscritto ufficialmente nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità

Grazie al maestro Antonio Lalli dal suo libro “Cittadino e Ballerino” il testo completo della Dichiarazione dell’Unesco che così si è espressa:

La tradizione argentina e uruguaiana del tango, oggi conosciuta in tutto il mondo, nasce nel bacino del Rio de la Plata, tra le classi popolari della città di Buenos Aires e Montevideo. In questa regione, dove si mescolano immigrati europei, discendenti di schiavi africani ed indigeni (creoli), si è prodotto un amalgama di costumi, credenze e riti che è diventato una specifica identità culturale. Tra le espressioni più caratteristiche di quella identità ci sono la music, la danza e la poesia del tango, che sono, alla stesso tempo, incarnazione e vettore di diversità e dialogo culturale. Praticato nelle milonghe – tipiche sale da ballo – di Buenos Aires e Montevideo, il tango ha diffuso lo spirito della sua comunità in tutto il mondo, adattandosi ai nuovi ambienti e al passare del tempo. Quella comunità oggi comprende musicisti, ballerini, professionisti e dilettanti, coreografi, compositori, parolieri e insegnanti che insegnano quest’arte e permettono di scoprire i tesori nazionali viventi che incarnano la cultura del tango. Il tango è anche presente nelle celebrazioni del patrimonio nazionale, sia in Argentina che in Uruguay, il che mostra la vasta portata di questa musica popolare urbana.

Come avrete potuto notare nella dichiarazione dell’Unesco per “Il tango” non è presente la specifica “argentino”, aggettivo che spesso accompagna alla nostra latitudini la parola tango, di sovente per distinguerlo dal “tango standard”.

La dichiarazione dell’Unesco però è molto chiara in merito a questo. Il ballo nasce sulle due sponde del Rio de la Plata sul quale si affacciano Buenos Aires e Montevideo.

Quindi l’aggettivo più indicato per distinguerlo sarebbe chiamarlo “rioplatense”.

Buenos Aires con una popolazione di gran lunga superiore a quella di Montevideo ha fatto si che l’Argentina, dal punto di vista commerciale, abbia lavorato molto meglio dell’Uruguay tanto da fare del tango una “Cosa loro”. Non ci dobbiamo quindi meravigliare delle difficoltà che si incontrano nel far passare il concetto del tango “rioplatense” datosi che un gruppo importante di persone, che ha fatto del tango la propria professione, fa una gran fatica a “condividere” la paternità di questo ballo.

A noi che in Europa viviamo un tango “maturo” che ha oltrepassato le frontiere geografiche e culturali, essendo lontani da diatribe sulla paternità del tango che – tra l’altro – non ci darebbero nessun ritorno economico, ci piace pensare al tango come patrimonio “condiviso” da tutta l’umanità.

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